Bolgheri in breve divenne uno dei cardini della produzione vinicola toscana e un importantissimo centro agricolo: la viticoltura ebbe un notevole incremento anche grazie all'attività innovativa dei Serristori ed in particolare di Luigi (1793/1897).
Nel periodo seguente la seconda guerra mondiale, l'immagine del vino toscano (e Bolgheri non fa eccezione) si stava gravemente deteriorando, soprattutto all'estero. Un insieme di fattori quali la caduta dei prezzi del vino e l'introduzione di disciplinari D.O.C. che mantenevano formule di uvaggi ormai superate e rese per ettaro adatte a produrre quantità anziché qualità, aveva portato i vini toscani in una situazione di crisi.
Fu solo durante gli anni Sessanta che il Bolgherese si riconquistò una certa fama per la produzione del Rose' realizzata da Antinori e per le importanti innovazioni attuate nella zona da poche aziende "controcorrente".
Dagli anni '70 in poi la zona di Bolgheri acquista una notorietà di livello mondiale. Nascono i grandi vini: Sassicaia (con la miliare prima annata 1968), Ornellaia (1985), Masseto, Grattamacco (1982), e, a seguire, S.Martino, Paleo, Guado al Tasso, Piastraia e Rubino dei Greppi.
Bolgheri si è imposta come una delle regioni più interessanti e più dotate dell'intero universo vinicolo grazie all'operato di alcuni personaggi illuminati, tra i quali è d'obbligo citare Mario Incisa della Rocchetta, l'enotecnico Giacomo Tachis e Piero e Lodovico Antinori, e attraverso la sperimentazione e l'uso di uvaggi "innovativi", quali il Cabernet Sauvignon, e il Merlot. Questa attività di ricerca della qualità e del nuovo è stata valorizzata dall'interesse e dall'ottimo giudizio di Veronelli, esperto in enogastronomia di fama internazionale
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